
Gli uomini hanno tardato ad affrontare tale prospettiva; alcuni sperano ancora che possa non avverarsi mai. Ma altri, in numero sempre più grande, si stanno domandando: «Perché questi incontri non si sono già determinati, dato che noi stessi siamo sul punto di avventurarci nello spazio?»
Perché no, infatti? Ecco una possibile risposta a questo interrogativo ragionevolissimo. Ma, vi prego di ricordarlo: il libro è soltanto frutto dell’immaginazione.
La verità, come sempre, sarà di gran lunga più strana.
PARTE I
NOTTE PRIMEVA
1. LA VIA DELL’ESTINZIONE
La siccità si protraeva ormai da dieci milioni di anni, e il regno delle terribili lucertole era finito da molto tempo. Lì, sull’Equatore, nel continente che un giorno sarebbe stato chiamato Africa, la lotta per la vita aveva raggiunto un nuovo diapason di ferocia, e il vincitore ancora non si intravedeva. In quella terra sterile e arida soltanto le creature piccole o fulminee o feroci potevano prosperare, o appena sperare di sopravvivere.
Gli uominiscimmia del veldt non possedevano alcuna di queste caratteristiche e non stavano prosperando; si trovavano anzi già molto avanti sulla via dell’estinzione della razza. Una cinquantina di loro occupava un gruppo di caverne che dominavano una valletta riarsa, percorsa da un pigro torrente alimentato dalle nevi delle montagne trecentoventi chilometri più a nord. Nei tempi cattivi il torrente svaniva del tutto, e la tribù viveva all’ombra della sete.
Erano sempre affamati, gli uominiscimmia, e ora stavano morendo di fame. Quando il primo tenue chiarore dell’alba si insinuò nella caverna, GuardalaLuna vide che suo padre era morto durante la notte. Ignorava che il Vecchio fosse suo padre, poiché un simile rapporto di parentela era completamente al di là dalle sue capacità di comprensione, ma, mentre contemplava il corpo emaciato, provò un’inquietudine vaga, l’antenata della tristezza.
