
E ora, ultima e incredibile indegnità, si sentì tirare la coda dalle radici.
Girò su se stesso, scaraventando contro le pareti della caverna i suoi aguzzini follemente audaci. Ma, qualunque cosa facesse, non riusciva a sottrarsi alla gragnola di colpi inflittigli con rozze armi impugnate da mani goffe eppur potenti.
E poi commise il secondo sbaglio, perché, nello stupore e nella paura, aveva dimenticato dove si trovava. O forse era stato stordito o accecato dai colpi che gli piovevano sulla testa; comunque stessero le cose, balzò bruscamente fuori dalla caverna. Si udì un urlo orribile mentre precipitava, girando su se stesso, nel vuoto. Secoli dopo, parve, si udì un tonfo mentre piombava su un affioramento di rocce a metà del dirupo; in seguito, il solo rumore fu un franare di pietre smosse, che si spense nella notte.
Per molto tempo, inebriato dalla vittoria, GuardalaLuna rimase in piedi a danzare, emettendo grida inintelligibili, all’imboccatura della caverna. Intuiva giustamente che tutto il suo mondo era mutato e che egli non era più una vittima impotente delle forze circostanti.
Poi rientrò nella caverna e, per la prima volta in vita sua, ebbe una notte di sonno ininterrotto.
* * *Al mattino, trovarono la carcassa del leopardo ai piedi del dirupo. Anche nella morte, trascorse qualche tempo prima che uno di loro osasse avvicinare il mostro sconfitto, ma, di lì a non molto, lo circondarono, con i loro coltelli e le loro seghe d’osso. Fu un lavoro molto faticoso, e quel giorno non cacciarono.
5. INCONTRO ALL’ALBA
Mentre guidava la tribù verso il torrente nella luce fioca dell’alba, GuardalaLuna si soffermò incerto in un luogo familiare. Qualcosa, lo sapeva, mancava; ma non riuscì a ricordare che cosa fosse. Non sciupò energie mentali per risolvere l’enigma, poiché quel mattino aveva in mente cose più importanti.
