
Alcuni secondi dopo, la notte fu resa orrenda dagli strilli di allarme degli uominiscimmia nella sovrastante caverna. Il leopardo ebbe un ringhio infuriato, mentre si rendeva conto di non poter più contare sul fattore sorpresa. Ma non per questo smise di avanzare, in quanto sapeva di non aver nulla da temere.
Giunse sulla sporgenza rocciosa e riposò un momento nell’angusto spazio aperto. L’odore del sangue aleggiava tutto attorno, colmando il suo cervello piccolo e feroce di un unico travolgente desiderio. Senza esitare entrò a passi vellutati nella caverna.
E là commise il suo primo sbaglio, poiché, mentre si lasciava alle spalle il chiaro di luna, anche i suoi occhi superbamente adattati alla notte vennero a trovarsi in momentaneo svantaggio.
Gli uominiscimmia riuscirono a scorgerlo, profilato in parte contro l’imboccatura della caverna, più chiaramente di quanto esso potesse vedere loro. Erano atterriti, ma non più del tutto indifesi.
Ringhiando e sferzando la coda con arrogante fiducia, il leopardo avanzò in cerca del tenero cibo che bramava. Se avesse incontrato la preda all’aperto, non vi sarebbero state difficoltà; ma ora che gli uominiscimmia erano intrappolati, la disperazione aveva dato loro il coraggio di tentare l’impossibile. E, per la prima volta, disponevano dei mezzi con cui riuscirvi.
Il leopardo si accorse che accadeva qualcosa di insolito quando sentì sul cranio un urto così forte da sentirsi stordito. Colpì fulmineo con una delle zampe anteriori e udì un urlo di sofferenza, mentre i suoi artigli laceravano soffice carne. Poi sentì un dolore lancinante, mentre qualcosa di affilato gli penetrava nei fianchi… una volta, due, e una terza volta ancora. Piroettò per colpire le ombre che strillavano e danzavano da ogni lato.
Di nuovo vi fu un colpo violento, mentre qualcosa gli veniva vibrato sul muso. Fece scattare le zanne su una confusa chiazza bianca in movimento… ma soltanto per sentirle raschiare su un osso nudo e inutile.
