Nel film, invece, Stanley Kubrik evitò saggiamente confusioni situando il terzo confronto tra l’uomo e il monolito fra le lune di Giove. Saturno venne completamente escluso dalla sceneggiatura, anche se, in seguito, Douglas Trumbull si avvalse dell’esperienza fatta durante le riprese cinematografando il pianeta dagli anelli per la sua produzione cinematografica Silent Running.

Nessuno avrebbe potuto immaginare allora, intorno alla metà degli anni Sessanta, che le lune di Giove sarebbero state esplorate non già nel secolo successivo, ma appena quindici anni dopo. E nessuno aveva mai sognato le meraviglie che vi sarebbero state scoperte anche se possiamo star certi che le scoperte dei due Voyager saranno un giorno superate da risultati ancor più inattesi. Quando 2001 venne scritto, Io, Europa, Ganimede e Callisto non erano altro che minuscoli puntini luminosi anche nel più potente dei telescopi; ora sono mondi, ognuno dei quali unico, e uno di essi Io è il corpo vulcanicamente più attivo del sistema solare.

Eppure, tutto sommato, sia il film, sia il libro, figurano assai bene anche alla luce di queste scoperte, ed è affascinante paragonare le sequenze del film relative a Giove con le effettive riprese delle telecamere dei Voyager. Ma, ovviamente, qualsiasi cosa venga scritta oggi deve includere i risultati delle esplorazioni del 1979: le lune di Giove non sono più territori sconosciuti.

E v’è anche un altro e più sottile fattore psicologico da prendere in considerazione. 2001 venne scritto in un periodo che è ormai situato al di là del Grande Spartiacque della storia umana; ne siamo separati per sempre dal momento in cui Neil Armstrong pose piede sulla Luna. Il 20 luglio del 1969 era ancora situato di un decennio nel futuro quando Stanley Kubrik ed io cominciammo a pensare al «proverbiale buon film di fantascienza» (parole sue). Ora realtà storica e fantasia sono divenute inestricabilmente intrecciate.



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