
Gli astronauti dell’Apollo avevano già veduto il film quando partirono per la Luna. Gli uomini dell’equipaggio di Apollo 8 che, il giorno di Natale del 1968, divennero i primi uomini ad aver mai veduto l’emisfero opposto della Luna, mi dissero di essere stati tentati di annunciare per radio la scoperta di un grande monolito nero: ahimè, la discrezione prevalse.
E vi furono, in seguito, esempi quasi incredibili della natura che imitava l’arte. Il più strano di tutti fu la saga di Apollo 13, nel 1970.
Come buon avvio, il modulo di comando, che ospita l’equipaggio, era stato battezzato Odissea. Immediatamente prima dell’esplosione del serbatoio di ossigeno che causò il fallimento della missione, l’equipaggio aveva ascoltato il tema di Zarathustra, di Richard Strauss, ormai universalmente identificato con il film. Subito dopo la perdita del serbatoio, Jack Swigert comunica per radio al Controllo Missione: «Houston, abbiamo avuto un problema». Le parole di cui si era servito Hal con l’astronauta Frank Poole, in una situazione analoga, erano state: «Spiacente di interrompere i festeggiamenti, ma abbiamo un problema.»
Quando venne pubblicato, in seguito, il rapporto sulla missione Apollo 13, l’amministratore della NASA, Tom Paine, me ne inviò una copia e, sotto le parole di Swigert, annotò: «Proprio come tu avevi sempre detto che sarebbe accaduto, Arthur». Continuo a provare una sensazione assai strana quando penso a tutta questa serie di avvenimenti quasi, in effetti, come se condividessi una certa responsabilità.
Un’altra risonanza è meno seria, ma ugualmente impressionante. Una delle sequenze tecnicamente più brillanti del film era quella in cui Frank Poole veniva mostrato mentre correva in tondo lungo la pista circolare della gigantesca centrifuga, trattenuto dalla «gravità artificiale» prodotta dalla rotazione.
