
Bowman, come doveva egli stesso ammettere in seguito, aveva commesso allora numerosi gravi errori tutti scusabili, tranne uno. Nella speranza di salvare Poole, ammesso che fosse ancora vivo, egli si era lanciato entro una seconda capsula spaziale affidando ad Hal il pieno comando dell’astronave.
Il tentato salvataggio era risultato vano; Bowman, una volta raggiunto Poole, lo aveva trovato già cadavere. Stordito dalla disperazione, si era affrettato a riportare il corpo del compagno sull’astronave, ma solo per sentirsi rifiutare l’ingresso da Hal.
Tuttavia Hal aveva sottovalutato l’ingegnosità e la decisione umane. Bowman, pur avendo lasciato sull’astronave il casco della tuta spaziale, ed essendo così costretto ad esporsi direttamente al vuoto dello spazio, era riuscito a entrare ugualmente, avvalendosi di un portello di emergenza non comandato dal computer. Poi aveva proceduto alla lobotomizzazione di Hal estraendo ad uno ad uno i moduli dell’intelligenza del computer.
Una volta ripreso il comando dell’astronave, vi era stata, da parte di Bowman, una scoperta spaventosa. Durante la sua assenza, Hal aveva interrotto tutti i sistemi di mantenimento della vita dei tre astronauti ibernati. Bowman rimaneva solo, come non lo era mai stato prima nessun altro uomo nell’intera storia del genere umano.
Altri si sarebbero potuti abbandonare a un’impotente disperazione, ma, a questo punto, Bowman aveva dimostrato come coloro dai quali era stato prescelto avessero scelto bene. Egli era riuscito a mantenere operativa la Discovery e persino a ristabilire contatti intermittenti con il Controllo Missione, orientando l’intera astronave in modo che l’antenna bloccata puntasse verso la Terra.
