
(«Se lei è in grado di dimostrarmi che non sta fingendo di essere seccato» egli aveva una volta replicato, con scherno, a uno di questi critici «allora la prenderò sul serio.» E, a questo punto, il suo antagonista si era affrettato a simulare l’ira più persuasiva.)
«Voglio ora esplorare un’altra possibilità» continuò Chandra. «La diagnosi costituisce soltanto il primo passo. Il processo sarebbe incompleto se non conducesse alla guarigione.»
«Lei crede che Hal possa essere riportato al funzionamento normale?»
«Lo spero. Non lo so con certezza. Possono esservi danni irreversibili e, senza dubbio, una grave perdita di memoria.»
Si interruppe, cogitabondo, aspirò parecchie boccate poi soffiò fuori abilmente un anello di fumo che fece centro sullo schermo a grande angolazione di Sal. Un essere umano non avrebbe considerato la cosa amichevole; ma era questo uno dei tanti vantaggi dei computer.
«Mi occorre la tua collaborazione, Sal.»
«Naturalmente, dottor Chandra.»
«Possono esservi certi pericoli.»
«Che cosa vuol dire?»
«Mi propongo di disinserire alcuni dei tuoi circuiti, in particolare quelli che concernono le tue funzioni superiori. Ti disturba, questo?»
«Non sono in grado di rispondere alla domanda senza informazioni più specifiche.»
«Benissimo. Consentimi di esprimermi in questo modo, allora. Tu hai funzionato ininterrottamente, non è vero, da quando venisti acceso per la prima volta?»
«Questo è esatto.»
«Ma sai che noi esseri umani non siamo in grado di fare altrettanto. Abbiamo bisogno di sonno… un’interruzione quasi completa del funzionamento della nostra mente, per lo meno a livello conscio.»
«Questo lo so. Ma non lo capisco.»
«Bene, forse stai per provare qualcosa di simile al sonno. Probabilmente accadrà soltanto che trascorrerà del tempo, ma tu non ne sarai consapevole. Quando controllerai il tuo orologio interno, scoprirai che vi sono vuoti nella registrazione del monitor. Tutto qui.»
