
«Okay… non hai rassegnato le dimissioni… le hai soltanto precedute. Dopo tanti anni, Woody, non puoi ingannarmi, e dovresti rinunciare a provarci. Se tornassero a offrirti la presidenza del CNA, in questo momento, esiteresti forse ad accettarla?»
«E va bene, vecchio cosacco. Che cosa vuoi sapere?»
«In primo luogo, vi sono molte cose lasciate in sospeso nel rapporto che ti sei finalmente deciso a pubblicare dopo tante insistenze. Sorvoleremo sulla segretezza ridicola e, francamente, illegale con la quale i tuoi collaboratori hanno disseppellito il monolito di Tycho…»
«L’idea non è stata mia.»
«Lieto di saperlo: persino io ti credo. E apprezziamo il fatto che ora state consentendo a tutti di esaminare l’oggetto anche se, naturalmente, avreste dovuto consentirlo subito. Non che sia servito a molto…»
Seguì un tetro silenzio mentre i due uomini pensavano al nero enigma lassù sulla Luna, un enigma che ancora sfidava sprezzante tutte le armi escogitate dall’ingegnosità umana. Poi lo scienziato russo continuò.
«In ogni modo, qualsiasi cosa possa essere il monolito di Tycho, esiste qualcosa di più importante su Giove. È là, in fin dei conti, che il monolito trasmise il segnale. E là i tuoi collaboratori finirono nei guai. Questo mi dispiace, a proposito… sebbene Frank Poole fosse il solo che conoscessi personalmente. Mi venne presentato al Congresso dell’IAF del 1998 sembrava un brav’uomo.»
«Grazie; erano tutti brave persone. Vorrei che sapessimo cosa è accaduto a tutti loro.»
«Di qualsiasi cosa possa essersi trattato, ammetterai senza dubbio che ora concerne l’intero genere umano e non soltanto gli Stati Uniti. Non potete più tentare di servirvi delle vostre conoscenze per il puro vantaggio nazionale.»
«Dimitri… sai benissimo che dalla tua parte avrebbero fatto esattamente la stessa cosa. E che tu avresti contribuito.»
