Che, certo, saranno una volta di più superate nel 2001…


ARTHUR C. CLARKE

Colombo, Sri Lanka

gennaio 1982

PARTE I

LA LEONOV


1. INCONTRO NEL PUNTO FOCALE

Anche in quest’era metrica, continuava ad essere chiamato il telescopio da mille piedi e non il telescopio da trecento metri. Il grande disco situato tra le montagne era già per metà colmo d’ombra, mentre il sole tropicale scendeva rapido al di là dell’orizzonte, ma la struttura triangolare dell’antenna, sospesa in alto sopra il centro del disco, continuava a rifulgere di luce. Dal livello del suolo, molto più in basso, sarebbero occorsi occhi acuti per scorgere le due sagome umane nell’aereo intrico di travi d’acciaio, cavi di sostegno, radiatori d’onda.

«È giunto il momento» «disse il dottor Dimitri Moisevitch al suo vecchio amico Heywood Floyd «di parlare di molte cose. Di scarpe e navi spaziali e ceralacca, ma soprattutto di monoliti e computer difettosi.»

«Sicché è questa la vera ragione per cui mi hai allontanato dalla conferenza. Non che mi importi, in realtà ho udito tante di quelle volte Carl pronunciare il discorso alla SETI, che potrei quasi ripeterlo a memoria. E inoltre il panorama è davvero fantastico… sai, pur essendo venuto un’infinità di volte ad Arecibo non ero mai salito quassù, fino all’alimentatore di antenna.»

«Vergognati. Io ci sono salito tre volte. Pensa un po’… stiamo ascoltando l’intero universo; ma nessuno può udire noi. Parliamo dunque del tuo problema.»

«Quale problema?»

«Tanto per cominciare, del perché hai dovuto rassegnare le dimissioni dalla carica di Presidente del Consiglio Nazionale dell’Astronautica.»

«Non ho rassegnato le dimissioni. L’Università delle Haway paga molto di più.»



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