
Il signor Tsung (solo dopo molti anni re Edoardo l’avrebbe nominato Cavaliere dell’Ordine dell’Impero britannico) non diede a vedere di avere in mente un programma particolare; era ancora un milionario qualsiasi quando gli nacque il quinto figlio. Ma aveva solo quarant’anni, e quando l’acquisto di Hong Kong non gli costò tanto quanto aveva temuto si trovò ad avere per le mani una notevole quantità di denaro liquido.
Così si diceva — ma, qui come in altre storie riguardanti sir Lawrence, non è facile distinguere la verità dalla leggenda. Di certo non ha alcun fondamento di verità la diceria secondo cui egli avrebbe fatto fortuna con la famosa edizione pirata della Biblioteca del Congresso — miniaturizzata a tal punto da non occupare più spazio di una scatola da scarpe. Tutto quanto l’affare del Modulo di memoria molecolare fu una faccenda condotta fuori dalla Terra, e resa possibile dalla mancata adesione degli Stati Uniti al Trattato lunare.
Sebbene sir Lawrence non fosse multitrilionario, l’impero industriale che aveva costruito faceva di lui la massima potenza finanziaria della Terra — risultato non di poco conto per il figlio di un umile venditore ambulante di videocassette che si aggirava per i Nuovi Territori, come ancora a quel tempo venivano chiamati. Probabilmente non si accorse nemmeno degli otto milioni che gli costò il sesto figlio, e nemmeno dei trentadue pagati per l’ottavo. I sessantaquattro milioni pagati per il nono figlio lo resero famoso in tutto il mondo, e dopo il decimo figlio l’ammontare delle scommesse che ovunque si fecero sui suoi programmi per il futuro superò largamente i duecentocinquantasei milioni che gli sarebbe costato l’undicesimo. Ma a questo punto la signora Tsung, Jasmine, in cui l’acciaio si combinava con la seta secondo una proporzione perfetta, decise che la dinastia Tsung poteva ormai guardare con tranquillità al futuro.
