
«… aveva dei problemi, si vedeva benissimo. Non poteva resistere a una temperatura di centocinquanta gradi più bassa di quella del suo ambiente naturale. Congelava a vista d’occhio man mano che veniva avanti — se ne staccavano schegge, come vetro che si rompe — ma continuava ad avanzare in direzione dell’astronave come una nera onda di marea, e rallentando sempre di più.
«Io, per via della sorpresa, non riuscivo a pensare chiaramente, e non ho indovinato che intenzioni avesse…
«… avvicinandosi all’astronave, scavando una specie di tunnel di ghiaccio via via che avanzava. Forse per proteggersi dal freddo, come fanno le termiti che si riparano dal sole scavando corridoi di fango.
«… tonnellate di ghiaccio addosso all’astronave. Per prima si è rotta l’antenna della radio. Poi ho visto il treppiede di atterraggio che s’inclinava da una parte lentamente, come in sogno.
«Solo quando l’astronave ha cominciato a cadere mi sono reso conto di che cosa stava facendo quella cosa uscita dalle acque, e ormai era troppo tardi. Ci saremmo potuti salvare, certo. Sarebbe bastato spegnere le luci.
«Forse è un riflesso fototropico. Il suo cielo biologico si attiva quando la luce del sole penetra attraverso il ghiaccio. O magari la luce l’attrae come una candela le falene. I nostri proiettori davano la luce più forte che si fosse mai vista su Europa…
«L’astronave è caduta e si è sfasciata. Ho visto lo scafo spaccarsi, e il vapore acqueo che ne usciva formare una nube di fiocchi di neve. Tutte le luci si sono spente tranne una, e questa oscillava sospesa a un cavo a un paio di metri da terra.
