Il segnale s’interruppe di colpo, ritornò per un attimo e poi scomparve definitivamente, soffocato dal rumore di fondo. Il professor Chang non avrebbe comunicato altro; ma quanto aveva potuto dire aveva già orientato le ambizioni di Lawrence Tsung verso lo spazio.

6. GANIMEDE

Rolf van der Berg era l’uomo giusto al posto giusto nel momento giusto; se così non fosse stato, non sarebbe accaduto nulla. È così, naturalmente, che si fa la storia — quasi sempre.

Era l’uomo giusto in quanto profugo afrikaner della seconda generazione, e in quanto geologo di professione; le due cose ebbero eguale importanza. Era nel posto giusto, perché il posto giusto era la più grande delle lune di Giove — la terza a partire dal pianeta, dopo Io ed Europa, e prima di Callisto.

Forse il fattore tempo era meno critico degli altri, perché le informazioni si erano andate accumulando nelle banche dati, ticchettando come una bomba a esplosione ritardata, da almeno dieci anni. Van der Berg s’imbatté nelle informazioni cruciali solo nel 2057; dopo di che gli ci volle un altro anno per convincersi di non essere pazzo — e bisognò aspettare il 2059 perché zitto zitto distruggesse i dati originali così che nessuno potesse riscoprire quello che aveva scoperto lui. Soltanto allora poté applicarsi serenamente al problema più importante: che cosa fare.

Tutto aveva avuto inizio, come spesso avviene, con un’osservazione apparentemente insignificante, e per di più in un campo che esulava dalle competenze specifiche di van der Berg. Egli faceva parte del Gruppo d’Intervento d’Ingegneria Planetaria, e il suo compito consisteva nel censire le risorse naturali di Ganimede; non era affar suo ficcare il naso in ciò che avveniva sul satellite vicino, quello proibito.

Ma Europa rappresentava un enigma che nessuno — e tanto più chi vi stava vicino — poteva permettersi di ignorare. Ogni sette giorni passava tra Ganimede e l’accecante minisole che un tempo era stato Giove, dando luogo a eclissi della durata massima di dodici minuti. Quando era vicina appariva un poco più piccola della Luna vista dalla Terra, ma nel punto più lontano dell’orbita le sue dimensioni apparenti si riducevano di tre quarti.



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