«Mi sono chiesto se non fosse ormai troppo tardi. Per qualche minuto non è successo niente. Allora mi sono avvicinato alla parete di rami intrecciati che mi circondava e l’ho presa a calci.

«Lentamente l’essere ha incominciato a muoversi e si è avviato verso il canale. La luce era più che sufficiente, e potevo vedere benissimo ogni cosa. Ganimede e Callisto erano alti nel cielo — Giove era un’ampia mezzaluna sottile — e inoltre una grande aurora polare illuminava l’emisfero notturno del pianeta, là dove il campo magnetico di Io si incrociava con quello di Giove.

«Ho seguito l’essere fino all’acqua, prendendolo a calci quando rallentava, e ogni volta sentivo i frammenti di tessuti ghiacciati che si rompevano sotto i piedi… Una volta vicino al canale ha cominciato a muoversi con più vigore, quasi rendendosi conto che si stava avvicinando al suo habitat naturale. Mi sono chiesto se sarebbe sopravvissuto, se avrebbe prodotto ancora larve mobili…

«Si è immerso nell’acqua lasciando sul terreno qualche larva morta. L’acqua si è messa a ribollire per qualche minuto, fin quando non si è formata una crosta di ghiaccio che l’ha isolata dal vuoto. Allora sono tornato all’astronave per vedere se si poteva salvare qualcosa — ma di questo non voglio parlare.

«Ho solo due richieste da fare, dottore. Quando i tassonomisti classificheranno questo essere, vorrei che gli venisse dato il mio nome.

«La seconda è che vorrei che le nostre ossa venissero riportate in Cina.

«Giove bloccherà il segnale tra qualche minuto. Mi piacerebbe sapere se qualcuno mi sta ascoltando. Comunque, ripeterò il messaggio quando Giove sarà passato — se l’ossigeno e le batterie della tuta dureranno fino ad allora.

«Qui è il professor Chang, su Europa. L’astronave Tsien è andata distrutta. Abbiamo preso terra vicino al Grande Canale e abbiamo messo in moto le pompe…»



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