
Si chiese se ci fossero ancora censure statali o autoimposte in quei giorni e in quell’epoca — e se i tentativi di migliorare la moralità della gente avessero avuto più successo che ai suoi tempi.
Avrebbe dovuto chiederlo alla dottoressa Wallace, quando l’avesse conosciuta un po'’ meglio.
4. CAMERA CON VISTA
«Frank… il professor Anderson pensa che tu sia sufficientemente in forma da fare una piccola passeggiata.»
«Sono molto contento di saperlo. Conosci l’espressione «eccitato da pazzi»?»
«No, ma immagino cosa significhi.»
Poole si era adattato talmente bene alla scarsa gravità che le lunghe falcate con le quali camminava sembravano assolutamente normali. Metà della gravità terrestre, aveva stabilito, quanto bastava a provare un senso di benessere. Incontrarono poca gente nella loro passeggiata, tutti estranei, ma ognuno lanciò loro un sorriso di riconoscimento.
Ormai, si disse Poole con una punta di fatua vanità, devo essere una delle celebrità più conosciute di questo mondo. Il che dovrebbe aiutare parecchio, quando deciderò cosa fare del resto della mia vita. Almeno un altro secolo, se devo credere ad Anderson…
Il corridoio lungo il quale camminavano era completamente anonimo, a parte alcune porte, ognuna con un numero e con il pannello universale di riconoscimento. Poole aveva seguito Indra per circa duecento metri quando all’improvviso si era fermato, scioccato perché non si era accorto di un fatto di lampante ovvietà.
«Questa stazione spaziale dev’essere davvero immensa!» esclamò.
Indra gli restituì il sorriso «Non avevate un modo di dire… «Non hai ancora visto qualcosa»?»
«Niente», la corresse sovrappensiero. Stava ancora cercando di valutare la grandezza di quella struttura quando ebbe un’altra sorpresa. Chi avrebbe potuto immaginare una stazione spaziale grande abbastanza da vantare una metropolitana — certo, in miniatura, con un unico vagoncino capace di ospitare solo una dozzina di passeggeri seduti.
