Il capitano Chandler non era mai stato capace di cogliere una vera differenza nelle immagini «prima e dopo» che i Conservatori Solari producevano in continuazione per suffragare le loro accuse di vandalismo celeste. Ma in genere il pubblico, ancora sensibile ai disastri ecologici dei secoli precedenti, la pensava diversamente e il referendum «Giù le mani da Saturno!» aveva ottenuto una sostanziosa maggioranza. Come risultato, Chandler non era più un Predone dell’Anello, ma un Cowboy della Cometa.

E così adesso si trovava a una considerevole distanza da Alpha Centauri, a radunare scaglie dalla Fascia di Kuiper. Lassù c’era sicuramente ghiaccio a sufficienza per coprire Venere e Mercurio di oceani profondi chilometri, ma ci sarebbero voluti secoli per estinguere le loro fiamme e renderli adatti alla vita. Ovviamente i Conservatori Solari continuavano a protestare contro tutto questo, benché non più con tanto entusiasmo. I milioni di morti del tsunami provocato dall’asteroide del Pacifico nel 2034 — quanta ironia nel fatto che un impatto sulla Terra avrebbe causato danni molto minori! — avevano ricordato alle generazioni future che la razza umana era come un fragile cestello troppo pieno di uova.

E va bene, si disse Chandler, ci volevano cinquant’anni prima che questo pacco speciale raggiungesse la propria destinazione, per cui un ritardo di una settimana non avrebbe fatto molta differenza. Ma avrebbe dovuto rifare tutti i calcoli sulla rotazione, il centro di massa e i vettori di spinta, e poi avrebbe dovuto trasmetterli a Marte per il controllo. Era consigliabile fare i conti per benino, prima di mandare miliardi di tonnellate di ghiaccio lungo un’orbita che avrebbe potuto portarle a un tiro di schioppo dalla Terra.

Come già era capitato molte volte, gli occhi del capitano Chandler si posarono distrattamente sulla vecchia fotografia posta sulla scrivania. Mostrava un vapore a tre alberi, minuscolo sotto l’iceberg che gli incombeva addosso, proprio come il Goliath in quel preciso istante.



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