
Incredibile come un solo lungo lasso di vita, aveva riflettuto spesso, dividesse quella primitiva Discovery dall’astronave con lo stesso nome diretta verso Giove. E che cosa avrebbero pensato quegli esploratori antartici di tanto tempo fa della vista che gli si offriva dal suo ponte?
Sarebbero rimasti sicuramente sconcertati, perché il muro di ghiaccio a fianco del quale il Goliath galleggiava si estendeva verso l’alto e il basso fin dove poteva arrivare lo sguardo. Ed era ghiaccio dall’aspetto singolare, del tutto sprovvisto dell’immacolato biancazzurro dei mari ghiacciati dei Poli. In realtà appariva sporco… anzi, lo era. Perché solo il 90 per cento era ghiaccio d’acqua: il resto era una brodaglia di composti di carbonio e zolfo, la maggior parte dei quali stabili solo a temperature non molto superiori allo zero assoluto. Fonderli avrebbe potuto causare spiacevoli sorprese; come un astrochimico aveva fatto notare: «Le comete hanno l’alito cattivo». La frase era diventata celebre.
«Comandante a tutto l’equipaggio», annunciò Chandler. «C’è un piccolo cambiamento di programma. Ci hanno chiesto di rimandare le operazioni per indagare su un bersaglio individuato dal radar della Guardia spaziale.»
«Altre informazioni?» chiese qualcuno, quando nell’interfono si fu placato il coro di borbottii che aveva percorso la nave.
«Non molte, ma presumo che si tratti di un altro progetto che il Comitato del Millennio ha dimenticato di annullare.»
Altri brontolii: erano tutti profondamente disgustati dalla quantità di eventi progettati per festeggiare la fine del terzo millennio. C’era stato un generale sospiro di sollievo quando il primo gennaio 3001 era passato senza che succedesse niente e la razza umana aveva potuto riprendere le normali attività.
