
«Grazie,» rispose Judy, freddamente. Guardò il professore, ma questi sembrava appena appena imbarazzato.
«Mi spiace averti disturbato, John,» disse.
«La prego, è un piacere. Sempre a sua disposizione.»
Il professore rivolse a Judy la sua attenzione da medico di famiglia.
«Le farò fare io una visita.»
«Lei vuole che sia in funzione per giovedì, vero?» chiese Fleming. «Per Sua Eccellenza il ministro?»
«Sì, John. Sarà tutto in ordine?»
«Sembrerà tutto in ordine. Sua Signoria non capirà se funziona o no. E neppure quei ficcanaso dei giornalisti.»
«Preferirei che funzionasse.»
«Già.»
Fleming si volse per tornare al banco di controllo. Judy si attendeva un’esplosione o almeno qualche manifestazione di dignità offesa da parte del professore, ma questi si limitò a scuotere il capo come di fronte a una diagnosi difficile.
«Non si possono fare imposizioni a un ragazzo come John. Si possono aspettare dei mesi per un’idea. Anni. Ne vale la pena, se l’idea è buona, e con lui di solito è così.» Guardò pensosamente il dorso di Fleming che si allontanava: trasandato, trascurato, i capelli e gli abiti in disordine. «Dipendiamo dai giovani, sa: Ha fatto lui tutto il progetto dell’apparecchio a bassa temperatura; lui e Bridger. I ricevitori sono basati su attrezzature a bassa temperatura, e questo non è il mio campo. C’è un paragrafo a questo proposito da qualche parte.» Accennò distrattamente al fascio di fogli di lei. «L’abbiamo un po’ spremuto, temo.»
Sospirò e la condusse a visitare l’edificio. Le mostrò le fotografie murali del cielo di notte dicendole il nome e le caratteristiche delle grandi radiostelle, le principali fonti dei suoni che sentiamo dall’universo. «Questa,» spiegò, indicando le fotografie, «non è affatto una stella, ma due intere galassie in collisione; e questa è una stella che sta esplodendo.»
