«E questo?»

«La Grande Nebulosa di Andromeda. M. 31, la chiamiamo, tanto per confonderla con l’autostrada.»

«Si trova nella costellazione di Andromeda?»

«No. La nebulosa è molto, molto oltre Andromeda. Rappresenta da sola un’intera galassia. Non è una cosa da nulla, vero?»

La ragazza fissò la bianca spirale di stelle e annuì.

«Ne ricevete un segnale?»

«Un sibilo, come quello che ha sentito.»

Vicino al muro c’era una grande sfera di plastica trasparente con una palla piccola e scura al centro e altre palle bianche disposte attorno a essa, come gli elettroni nel modello di un atomo.

«Le sfere di Jacko!» Il professore ammiccò. «O la follia di Jacko, come la chiamano. È la rappresentazione di quanto gira in orbita attorno alla Terra. Tutte queste unità bianche rappresentano dei satelliti, dei missili, e via dicendo. Ferraglia. E qui, in mezzo, c’è la Terra.»

Il professore la fece oscillare dolcemente.

«Forse a lei sembra solo un giocattolo. Jacko pensava che poteva interessare la gente del governo che verrà qui a curiosare. Val certo la pena di registrare quel che accade attorno alla Terra, ma tenere un macchinario di questo genere è tempo e denaro sprecato. Eppure l’esercito ce lo chiede e noi, se non possiamo spillare quattrini dal bilancio della Difesa, non otteniamo il denaro di cui abbiamo bisogno.» Pareva che si divertisse a dire malignità. Ebbe un piccolo gesto aggraziato, indicando la stanza e l’enorme struttura di fuori. «Venticinque milioni di sterline, anzi, di più, ecco quanto è costato.»

«Dunque, c’è un interesse militare?»

«Sì, ma è cosa mia, o meglio del Ministero della Scienza. Non del suo Ministero.»

«Faccio parte del suo personale, ora.»



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