Baley non lo disse forte, ma le sue parole alludevano al fatto che il questore abbandonava il protocollo solo nei casi di estrema emergenza.

Il questore incrociò le braccia. «Per due ragioni. Prima di tutto tu non sei soltanto un agente, per me, ma anche un amico. Non ho dimenticato che siamo andati a scuola insieme. A volte può sembrare che me ne sia scordato, ma è tutta colpa della qualifica. Io sono questore e tu sai ciò che significa. Ma sono pur sempre tuo amico e questa è una grande occasione per la persona giusta. Voglio che l’abbia tu.»

«E va bene, questa è la numero uno» disse Baley senza calore.

«La seconda è che ho bisogno di un favore. Penso che anche tu ti consideri mio amico…»

«Che specie di favore?»

«Voglio che lavori insieme a uno Spaziale, in questo caso. È una condizione posta dagli Spaziali stessi. Hanno acconsentito a non denunciare l’assassinio; hanno acconsentito a che ci occupassimo noi delle indagini. Ma in cambio vogliono che un loro agente partecipi alle ricerche. Fin dal principio.»

«A quanto pare non si fidano di noi.»

«Devi capire il loro punto di vista. Se la faccen da non viene trattata con il massimo scrupolo, un certo numero di loro si troverà nei guai con i rispettivi governi. Concediamo loro il beneficio del dubbio, Lije. Voglio credere che si comporteranno bene.»

«Sono sicuro che lo faranno, questore. È questo il loro guaio.»

Il questore non colse, ma continuò: «Sei disposto ad accettare la collaborazione di uno Spaziale, Lije?».

«Me lo chiede come un favore?»

«Sì, ti chiedo di accettare l’incarico con tutte le clausole che gli Spaziali hanno preteso.»

«Allora accetterò il collaboratore.»

«Grazie, Lije. Dovrà abitare da te.»

«Oh, adesso non esagera?»

«Mi rendo conto, mi rendo conto, Lije, ma tu hai un appartamento grande. Tre stanze e un solo bambino. Puoi sistemarlo, e poi non ti darà nessun fastidio. Credimi, è necessario.»



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