«A Jessie non piacerà.»

«Dirai a Jessie» fece il questore, così ansioso che gli occhi sembrarono scavare due fori negli occhiali «che se fai questo per me io tenterò di farti saltare una qualifica, quando tutto sarà finito. Ti promuoverò C-7, Lije, C-7!»

«D’accordo, è un affare.»

Baley fece per alzarsi, vide l’espressione di Enderby e sedette di nuovo.

«C’è dell’altro?»

Lentamente il questore annuì. «Un’altra cosa.»

«E sarebbe?»

«Il nome del tuo collaboratore.»

«Che importanza ha?»

«Gli Spaziali» disse il superiore «hanno sistemi particolari. Il collaboratore che hanno scelto non è… non è…»

Gli occhi di Baley si spalancarono. «Aspetti un minuto!»

«Devi farlo, Lije. Devi farlo. Non c’è altro sistema.»

«E dovrei tenermi in casa un affare come quello?»

«Te lo chiedo come amico.»

«No. No

«Lije, per questa faccenda non mi fido di nessun altro. Devo cantartelo? Dobbiamo cooperare con gli Spaziali. Dobbiamo riuscire, se vogliamo tenere le navi-gabella lontane dalla Terra. Ma non possiamo riuscire con i vecchi metodi, quindi il tuo collaboratore sarà uno dei loro R. Se il caso riesce a risolverlo lui, se si sparge la voce che siamo inefficienti, per noi tutti è la rovina. E intendo noi come Dipartimento, capisci? Quindi ti trovi per le mani un lavoro doppiamente spinoso. Devi lavorare con lui ma accertarti che sia tu a risolvere il caso. Hai capito?»

«Vuol dire che devo collaborare al cento per cento con quell’affare e poi devo tagliargli la gola? Dargli una pacca con una mano e stringere il pugnale con l’altra?»

«Che altro possiamo fare? Non c’è alternativa.»

Lije Baley stette un attimo indeciso. «Non so che cosa dirà Jessie.»

«Le parlerò io, se vuoi.»

«No, questore.» Tirò un profondo respiro. «E ora mi dica il nome del mio collaboratore.»



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