
Gli Spaziali non se n’erano andati, ovviamente. E non era stato nemmeno necessario sfoderare una delle loro superarmi. L’antiquata flotta della Terra aveva imparato che era puro suicidio avvicinarsi a qualunque nave dei Mondi Esterni. Gli aerei terrestri che avevano sorvolato la zona di Spacetown nei primi tempi dopo la fondazione erano misteriosamente scomparsi: tutt’al più si era trovato un pezzetto d’ala contorto da qualche parte nelle vicinanze.
E nessuna folla, per quanto inferocita, poteva dimenticare l’orribile effetto dei disgretatori subeterici a mano usati contro i terrestri nelle guerre di un secolo prima.
Quindi, gli Spaziali si erano nascosti dietro la barriera d’energia prodotta dalla loro scienza superiore e che nessun sistema sulla Terra era in grado di infrangere. Si erano limitati a osservare tranquillamente, al riparo della barriera, finché le autorità di New York avevano tramortito i dimostranti con gas soporiferi e gas che provocavano il vomito. In seguito i penitenziari dei livelli inferiori si erano riempiti di arruffapopolo, scontenti e altri che erano stati arrestati solo perché a portata di mano. Dopo un po’ erano stati rimessi tutti in libertà.
Dopo un certo intervallo gli Spaziali avevano allentato le restrizioni. La barriera era stata tolta e l’isolamento di Spacetown era stato affidato alle cure della polizia di New York City. Ma la cosa più importante è che l’esame medico cui venivano sottoposti i visitatori si era fatto più discreto.
Ora, pensò Baley, le cose potevano precipitare di nuovo. Se gli Spaziali si convincevano che un terrestre era entrato a Spacetown e aveva commesso un omicidio, la barriera poteva alzarsi di nuovo. Sarebbe stato un guaio.
