Poi gli Spaziali avevano detto basta. Educatamente (erano sempre educati) ma senza alcun compromesso con il tatto, avevano alzato una barriera di energia fra sé e la Città di New York. Avevano istituito una combinazione fra il Servizio Immigrazione e la Dogana che controllava tutti i visitatori: se si aveva un affare specifico da sbrigare ci si qualificava, si acconsentiva ad essere perquisiti e ci si sottometteva alla visita medica e alla disinfezione di routine.

La cosa non poteva non creare scontento. È naturale. Più scontento di quanto meritasse, e sufficiente a mettere in discussione il programma di modernizzazione. Baley ricordò i cosiddetti Disordini della Barriera; lui stesso aveva fatto parte della folla che si era lasciata penzolare dai guard-rail delle strade celeri, che aveva occupato i posti a sedere dei livelli superiori senza rispetto per le precedenze di qualifica, che aveva saltato senza freno sui nastri locali, a rischio di rompersi le ossa, pur di rimanere nei dintorni della città spaziale per due giorni e gridare slogan contro la barriera. Poi, per pura frustrazione, la gente aveva cominciato a distruggere oggetti e proprietà cittadine.

Baley ricordava ancora i canti di quel tempo. C’era L’uomo è nato sulla Terra, per esempio, intonato sul motivo della vecchia Hinky-dinky-parlé-vu.


L’uomo è nato sulla Terra, amico, ci senti?

Questo è il suo mondo, se ti accontenti

Quindi, Spaziale, levati dai piedi

E torna pure sugli asteroidi.

Sporco Spaziale, di’, ci senti?


I versi erano centinaia. Alcuni umoristici, la maggior parte stupidi, altri decisamente osceni. "Sporco Spaziale, di’, ci senti?" Sporco, sporco. Era l’inutile tentativo di rinfacciare agli Spaziali quello che molti consideravano un insopportabile insulto: la convinzione, radicata fra chi viveva a Spacetown, che i nativi della Terra fossero individui disgustosamente infetti.



13 из 225