Baley si fece largo tra la folla. «Fatemi passare, fatemi passare. Polizia!»

Gli fecero largo, e Baley sentì varie frasi smozzicate alle sue spalle.

«… farli a pezzi, bullone per bullone. Spaccargli le giunture lentamente…» Qualcuno rideva.

Baley fece una valutazione a freddo: la Cittàera il culmine dell’efficienza, ma chiedeva parecchio ai suoi abitanti. Chiedeva loro di assoggettarsi a una ferrea routine e di piegare le esigenze individuali a un controllo rigoroso, scientifico. Di tanto in tanto le forze represse esplodevano.

Ricordò i disordini intorno alla Barriera.

Motivi per odiare i robot ne esistevano certamente. Uomini che si trovavano di fronte alla prospettiva del declassamento dopo una vita di sacrifici (e che, quindi, sarebbero scesi al livello del minimo indispensabile a sopravvivere, se pure ce l’avrebbero fatta) non si potevano biasimare quando se la prendevano con gli automi. Era il minimo che ci si potesse aspettare, e i robot erano un bersaglio ideale, concreto.

La politica del governo e i suoi slogan (come "Produzione più alta con il lavoro degli automi") erano troppo distanti per rappresentare un bel capro espiatorio.

Il governo parlava di necessario dolore; scuoteva la gran testa collettiva e assicurava i cittadini, compreso, che dopo un iniziale periodo di difficoltà sarebbe seguita per tutti una vita diversa e migliore.

Tuttavia il movimento medievalista guadagnava terreno e i provvedimenti di declassamento lo alimentavano. Gli uomini erano disperati, e il confine tra l’amara frustrazione e il selvaggio bisogno di distruzione è spesso facilmente scavalcato.

In quel momento mancavano pochi minuti perché la folla esplodesse in una feroce sequenza di sangue e vandalismo.

Baley si fece strada a spintoni verso la porta di energia.



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