La faccia di Baley era rossa dall’ira. «Se ti avessero riconosciuto per un robot…»

«Ero certo che non sarebbe successo.»

«In ogni caso ricordati che sei un robot. Nient’altro che un robot. Soltanto un robot… Come i commessi nel negozio di scarpe.»

«Ma questo è ovvio.»

«E che non sei umano.» Baìey si sentì sconfinare nella crudeltà contro il suo volere.

R. Daneel sembrò riflettere sulle ultime parole, poi disse: «La differenza fra uomini e robot non è così marcata, credo, come quella fra esseri intelligenti e meno intelligenti.»

«Forse sul tuo mondo» rispose Baley. «Non sulla Terra.»

Guardò l’orologio e si rese conto con stupore di avere un’ora e un quarto di ritardo. Sentiva la gola secca, e ad asciugargliera era il pensiero che R. Daneel aveva vinto il primo round, in una situazione nella Quale lui si era sentito del tutto impotente.

Penso al giovane Vince Barrett, il ragazzo rimpiazzato da R. Sammy. E a se stesso, Elijah Baley, che R. Daneel poteva rimpiazzare. Per Giosafatte, suo padre almeno era stato declassato dopo un incidente che aveva causato danni, ammazzato persone; forse aveva veramente sbagliato, Baley non sapeva. Ma pensa se l’avessero rimpiazzato con un automa scienziato. Se l’avessero privato della qualifica solo per quella ragione. Non poteva farci niente.

Disse, sbrigativo: «Adesso andiamo. Devo portarti a casa».

R. Daneel riprese: «Vedi, è improprio fare distinzioni capziose tra gli esseri, a parte il fattore intell…».

Baley alzò la voce. «Va bene, l’argomento è chiuso. Jessie ci aspetta.» Si diresse al più vicino convoglio di settore. «Sarà meglio che la chiami e la avverta che stiamo arrivando.»



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