Forse non era la proposta più romantica del mondo, ma a Jessie piacque.

Baley ricordava una sola occasione in cui l’abituale buonumore di Jessie l’aveva abbandonata completamente, e anche in quel caso c’entrava il nome. Fu durante il primo anno di matrimonio, quando il bambino non era ancora nato (per l’esattezza venne concepito in quei giorni; il loro Q.I., l’attestato genetico e la posizione di Lije nel Dipartimento davano loro diritto a due figli, di cui il primo poteva essere concepito nel primo anno di matrimonio). Il bambino, dunque, era in arrivo; in seguito Baley pensò spesso che l’insolita irritabilità di Jessie fosse dovuta alle sue condizioni.

Lei era un po’ scura perché Baley faceva sistematicamente tardi.

Disse: «Non è bello andare in mensa da sola, la sera».

Baley era stanco e depresso. Rispose: «Perché no? Potresti incontrarci qualche simpatico vicino».

Lei si scaldò immediatamente. «E non temi che possa sedurlo, Lije Baley?»

Forse fu solo perché era stanco. Forse perché Julius Enderby, un vecchio compagno di scuola, aveva fatto un altro balzo sulla scala delle qualifiche e lui no. Forse fu perché lo seccava vedere Jessie che tentava di farsi passare per la megera biblica di cui portava il nome, e che mai, mai avrebbe potuto emulare.

In ogni caso, disse pungente: «Credo che tu possa, ma non ci proverai. Perché non dimentichi quél nome e cerchi di essere te stessa?».

«Sarò quella che mi pare e piace.»

«Non ti servirà imitare Jezebel. Se vuoi sapere la verità, il nome non significa quello che pensi tu. La Gezabele biblica fu una moglie fedele e devota, nonostante il suo temperamento. Non ebbe amanti di cui siamo a conoscenza e non si prese svaghi di quel tipo.»

Jessie lo guardò furiosa: «Non è vero! Ho sentito tante volte la frase "dipinta come una Jezebel" so cosa vuol dire.»



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