«Gezabele era una conservatrice, una che si attaccava alle vecchie credenze e avversava le nuove. Dopo tutto, se le nuove avevano un più alto contenuto morale le vecchie erano più soddisfacenti dal punto di vista emotivo. E il fatto che facesse assassinare dei sacerdoti la indica solo come una figlia dei suoi tempi: in quel giorni era il metodo abituale per fare proselitismo. Se leggerai il primo libro dei Re vedrai che Elia (il mio santo protettore, stavolta) fece una gara con ottocentocinquanta profeti di Baal per vedere chi poteva far scendere il fuoco dal cielo. Vinse Elia e prontamente ordinò alla folla di massacrare gli ottocentocinquanta baaliti. Così fecero.»

Jessie si morse un labbro. «E che dire della vigna di Naboth, Lije? Naboth se ne stava tranquillo e non dava fastidio a nessuno, ma rifiutava di vendere la vigna al re. Gezabele convinse un certo numero di persone a dichiarare il falso, facendo accusare Naboth di blasfemia o qualcosa del genere.»

«L’accusa fu che "aveva bestemmiato Dio e il re"» citò Baley.

«Infatti. Lo giustiziarono e poi gli confiscarono le proprietà.»

«Non fu una bella cosa. Al giorno d’oggi, si capisce, Naboth subirebbe un trattamento diverso: se la Città volesse le sue proprietà gli farebbe avere una ingiunzione del tribunale e lo manderebbe via, con la forza se necessario. Dopo, gli farebbe pagare il risarcimento che ritenesse opportuno. Anche le nazioni del medioevo si regolavano così, più o meno, ma re Achab non disponeva di risorse tanto raffinate. Con questo non voglio giustificare Gezabele: la sola scusa che si può trovarle è che il re era rattristato e umiliato dalla situazione che si era venuta a creare, e l’amore per il marito prese nella regina il sopravvento. Il benessere di Naboth, è ovvio, le importava molto meno. Te l’ho detto, è stato un modello di mo…»



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