Gli pareva di vedere le figure allampanate degli Spaziali che si avvicinavano al questore e gli davano la notizia nel loro modo scarno, privo di emozioni. Julius si toglieva gli occhiali e cercava di pulirli, ma sotto la pressione degli eventi li faceva cadere e guardava i frammenti con un fremito delle labbra piene e morbide. Baley era certo che per buoni cinque minuti il questore si era preoccupato molto più degli occhiali che dell’omicidio in sé.

«Mi trovo in una maledetta posizione» disse il capo. «Come hai detto, gli Spaziali hanno diritto all’extraterritorialità. Possono svolgere indagini in proprio e riferire ai rispettivi governi quello che vogliono. I Mondi Esterni si serviranno dell’incidente per fare un’esorbitante richiesta d’indennizzo. E tu sai che conseguenze questo avrebbe, agli occhi dell’opinione pubblica terrestre.»

«Per la Casa Bianca accettare il pagamento equivarrebbe a un suicidio politico.»

«Non pagare sarebbe un’altra forma dello stesso suicidio.»

«Non ha bisogno di disegnare il quadro a me» disse Baley. Era solo un ragazzo quando gli argentei incrociatori venuti dallo spazio avevano fatto sbarcare i contingenti armati a Washington, New York e Mosca per ottenere i pagamenti di loro "spettanza".

«Dunque lo vedi: pagare o non pagare, è un guaio lo stesso. L’unico modo per venirne fuori è trovare l’assassino per conto nostro e consegnarlo agli Spaziali. Tocca a noi.»

«Perché non al TBI? Anche se la giurisdizione è nostra, c’è la questione dei rapporti interstellari…»

«Il TBI non vuole sporcarsi le mani. La patata scotta ed è finita proprio fra le nostre dita.» Per un attimo alzò la testa e guardò il subordinato in modo penetrante. «E questo non va bene, Lije. Tutti noi rischiamo di perdere il lavoro.»

Baley disse: «Sostituirci in massa? Balle. Non esistono tanti uomini addestrati che possano mandare avanti il Dipartimento».

«Però» disse il questore «esistono gli R.»



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