
Mentre si avvicinava, le ragazze dalle gambe bianche e dal busto luccicante si ritrassero e i suoi sospetti si rafforzarono, ma anche la speranza sbocciò e crebbe. Dietro un’estremità del tavolo c’era una balena umana, con un lungo sigaro e un panciotto d’argento, un fermacravatte in oro da venti centimetri con inciso sopra “Mr. Bones”. Un po’ arretrata, all’altra estremità, c’era la ragazza del cambio più nuda che avesse mai visto, l’unica con un vassoio appeso alle spalle nude, incastrato contro il ventre appena al di sotto del seno, e ingombro di montagnole d’oro e di fiches color ebano. Mentre la ragazza dei dadi, più magra e alta, con le braccia più lunghe perfino di quelle di sua moglie, indossava solo un paio di lunghi guanti bianchi.
Un tipo che poteva anche piacere a chi amasse i tipi dalla pelle livida tirata sulle ossa e coi seni simili a pomellini di ceramica.
Ogni giocatore aveva accanto a sé un tavolino rotondo dove appoggiare le fiches. Quello più vicino al varco era vuoto. Joe richiamò la ragazza del cambio più vicina con uno schiocco delle dita e cambiò i suoi dollari unti e bisunti con una quantità equivalente di fiches chiare. Quando poi le strizzò un capezzolo per buona fortuna, lei cercò di morsicarlo.
Joe depose senza fretta le sue scarse fiches sul tavolino vuoto e si sistemò nel posto libero. Notò che i dadi li aveva il secondo Grosso Fungo alla sua destra. Il cuore sperimentò un improvviso sussulto, ma nessun’altra parte del suo corpo reagì. Poi sollevò lo sguardo deciso e guardò all’estremità opposta del tavolo.
