Robert Silverberg

Ali della notte

Ad Harlan, per ricordargli le finestre spalancate, le correnti del fiume Delaware, le monete con due teste e altre fregature.

PARTE PRIMA

Ali della notte

1

Roum è una città costruita su sette colli. Si dice che sia stata capitale dell’umanità in uno dei primissimi Cicli. Non sapevo niente di tutto ciò, perché io appartenevo alla Corporazione delle Vedette, non a quella dei Ricordatori; ma quando la città mi si parò davanti la prima volta, dal lato sud, al crepuscolo, capii subito che in tempi antichi doveva aver avuto un’importanza immensa. Anche adesso era una possente città, di parecchie migliaia d’anime.

Le sue torri angolose si stagliavano nettamente contro il cielo crepuscolare. Le luci scintillavano, invitanti. Alla mia sinistra, il cielo era incandescente, per l’ultimo sprazzo di sole. Nastri di vapore color porpora, azzurri e violetti, fluttuavano, intrecciandosi gli uni sugli altri nella danza crepuscolare che precede l’oscurità. Alla mia destra, le tenebre erano già calate.

Cercai con lo sguardo i sette colli: non riuscii a vederli, ma compresi ugualmente che quella era la Roum maestosa a cui conducono tutte le strade, e provai profondo rispetto e riverenza per le opere dei nostri antenati.

Sostammo sul ciglio di quella via lunga e diritta, e alzammo nuovamente gli occhi alla città. — È bella — dissi. — Troveremo un impiego, là.

Accanto a me, Avluela batté le ali di trina. — E cibo? — domandò con la sua voce flautata. — E ricovero? E vino?

— Anche questi — dissi. — Tutto.

— Da quanto tempo camminiamo, Vedetta?

— Da due giorni e tre notti.

— Se avessimo potuto volare, avrei fatto molto più in fretta.

— Tu, sì — dissi io. — Ci avresti lasciati indietro e non ci avresti rivisti mai più. È questo che vuoi?



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