
Ascoltatemi bene, e vi narrerò come appariva il mondo visto dall’interno del cuore di Cavil Planter.
Cavil Planter era un uomo devoto, un uomo di chiesa, un uomo che pagava regolarmente le decime. Tutti i suoi schiavi, lui li battezzava dando loro un nome cristiano non appena avevano imparato l’inglese abbastanza da comprendere la parola del Vangelo. Vietava loro di praticare qualsiasi arte segreta… anzi, non permetteva loro di uccidere neanche una gallina, per timore che trasformassero un atto così innocente in un sacrificio a qualche divinità mostruosa. Cavil Planter insomma serviva il Signore meglio che poteva.
Ma quale fu la ricompensa per tanta rettitudine? Sua moglie, Dolores, cominciò a essere afflitta da atroci dolori, e dita e polsi le si deformarono come quelli di una vecchia. A venticinque anni, quasi ogni notte si addormentava piangendo, e Cavil non sopportava di dividere la camera con lei.
Cercò di aiutarla con impacchi d’acqua fredda, bagni in acqua calda, polveri e pozioni, spendendo più di quanto avrebbe potuto permettersi per una serie di ciarlatani con laurea in medicina dell’Università di Camelot, e conducendo da lei una processione di predicatori con le loro interminabili preghiere e di preti con i loro fantasiosi incantesimi. Tutto ciò non aveva sortito il minimo effetto. Ogni notte doveva restarsene lì disteso ascoltandola piangere finché il pianto non si mutava in una sorta di gemito, e poi gemere finché il respiro non si faceva regolare, con un lieve uggiolio quando espirava, una traccia appena accennata di dolore.
