Pauley Wiseman, lo sceriffo, il cui massimo divertimento consisteva nel mettere paura agli altri; Whitley Physicker, infuriato con se stesso perché le sue cure funzionavano una volta sì e una no, e ogni settimana vedeva morire qualcuno senza poterci fare assolutamente nulla. Nuovi arrivati, vecchi residenti, contadini, professionisti e artigiani: Peggy vedeva con i loro occhi e nei loro cuori. Vedeva i letti coniugali che la notte restavano freddi, e gli adulteri segretamente celati in cuori colpevoli. Vedeva i furti commessi da impiegati, amici e servitori fidati, e il nobile cuore che batteva in petto a persone disprezzate e guardate dall’alto in basso.

Vedeva tutto, e non diceva nulla. Teneva la bocca chiusa. Non parlava con nessuno. Perché non aveva nessuna intenzione di mentire. Anni prima aveva promesso di non mentire mai, e l’unico sistema per mantenere la sua promessa era stato quello di tacere.

Gli altri non avevano il suo problema. Potevano parlare e dire la verità. Ma Peggy no. Li conosceva troppo bene. Era al corrente delle loro paure, dei loro desideri, delle cose che avevano fatto e per le quali non avrebbero esitato a ucciderla o a uccidersi se solo avessero sospettato che lei sapeva. Persino coloro che non avevano mai fatto nulla di male in vita loro si sarebbero vergognati a morte nell’apprendere che Peggy conosceva i loro sogni segreti o le loro private follie. Perciò con gli altri non poteva mai parlare con franchezza, o qualcosa le sarebbe sfuggito, forse nemmeno una parola, magari avrebbe potuto essere il modo in cui chinava la testa o evitava certi argomenti, e avrebbero saputo che lei sapeva, o anche solo temuto che sapesse, o semplicemente temuto. Quella sola paura senza nome avrebbe potuto distruggerli: se non tutti, certamente i più deboli.



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