
“Ma chi è questo animale uomo?” Il generale si pose la domanda in astratto, per confondere le fila della memoria. Era più facile, essendo un generale, interrogarsi sull’“animale uomo” che sulla donna seduta in mezzo al marciapiede durante l’ultimo embargo, con il suo bimbo scheletrico stretto per una gamba, o sulle tre scarne adolescenti che lo avevano aggredito armate di rasoio in mezzo alla strada (“Vieni qui, bistecca” aveva sibilato una di loro fra i denti color del cuoio, puntando contro il suo petto la lama luccicante. “Vieni a prendermi, pranzetto…” E lui aveva usato il karate…), oppure sull’uomo cieco che aveva risalito urlando il viale.
Adesso erano uomini e donne dai visi pallidi e dagli abiti decorosi, che parlavano sottovoce e che esitavano sempre un istante prima di stendersi sul viso un’espressione improntata a pallidi e decorpsi ideali patriottici: lavorare per la vittoria sugli Invasori; Alona Star e Kip Rhyak erano magnifici in Holliday lo Spaziale, ma Ronald Quar restava senza dubbio il miglior attore drammatico del momento. Ascoltavano la musica di Hi Lite (oppure fingevano solo di ascoltarla, si chiese il generale, durante quelle danze così lente nel corso delle quali nessuno si toccava?). Un impiego alla Dogana era un buon lavoro, e sicuro… lavorare direttamente nei Trasporti era probabilmente una cosa più divertente e più eccitante, ma solo sullo schermo; e poi, in tutta sincerità, fra individui così strani…
Le persone più intelligenti e più raffinate discutevano la poesia di Rydra Wong.
Parlavano spesso dell’Invasione, con un centinaio di frasi ormai consacrate nell’uso da vent’anni di ripetizioni sui giornali o nei bollettini. Raramente facevano riferimento agli embarghi, e con una sola parola.
“Prendi uno qualsiasi di loro” pensò il generale “prendine un milione. Chi sono? Cosa vogliono? Cosa direbbero se avessero una possibilità di dire qualcosa?”
