Rydra Wong era diventata la voce di quell’epoca. Il generale ricordò le poche righe di un’entusiastica recensione, e comprese quanto fosse paradossale la sua situazione: lui era un capo militare con un incarico puramente militare, e si stava dirigendo a incontrare la poetessa Rydra Wong.

I lampioni si accesero in quell’istante, e la sua immagine rimbalzò scintillante contro la vetrata del bar. “È vero, adesso non sono in uniforme.” Vide un uomo alto e muscoloso, con il viso granitico segnato dall’autorità dei suoi cinquant’anni. Si sentiva a disagio nell’abito borghese grigio. Fino ai trent’anni, la prima impressione che gli altri avevano ricevuto di lui era stata “grosso e impacciato”. In seguito (il cambiamento era coinciso con l’Invasione), l’impressione era mutata in “massiccio e autoritario”.

Se Rydra Wong si fosse recata da lui al Comando Amministrativo dell’Alleanza, il generale si sarebbe sentito sicuro di sé. Adesso, invece, vestiva panni civili al posto della sua divisa verde da spaziale. Quel bar gli era completamente sconosciuto. E lei era la più famosa poetessa di tutte le cinque galassie esplorate. Per la prima volta dopo tanto tempo, il generale si sentì nuovamente impacciato.

Entrò nel bar.

E sussurrò: — Dio mio, è bellissima, e nessuna delle altre donne qui dentro può starle alla pari. Non mi ero mai accorto che fosse così bella, neppure dalle fotografie…

Lei incontrò per un attimo i suoi occhi nel grande specchio dietro il banco e si girò verso di lui, scendendo dallo sgabello con un sorriso. Il generale si avvicinò e le sfiorò appena la mano, mentre sulla sua lingua danzavano incerte le parole Buonasera, signorina Wong. Ma non riuscì a pronunciarle, e dovette ingoiarle di nuovo. Ora lei sembrava sul punto di parlare.

Le pupille dei suoi occhi sembravano minuscoli dischi di rame battuto, e sulle labbra il rossetto aveva lo stesso colore…



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