
L’ammiraglio Lord Aral, Conte Vorkosigan, in ritiro. Ufficialmente in ritiro, almeno, fino al giorno prima, quando la loro vita era stata di nuovo stravolta dagli eventi. Atterreremo in piedi, in un modo o nell’altro, stanne certo. Bruno, con appena qualche filo grigio nei capelli e la mandibola segnata da una cicatrice a forma di L, Vorkosigan aveva un fisico muscoloso e potente. Si muoveva con energia compressa. I suoi occhi grigioverdi, attenti e indagatori, s’illuminarono quando vide Cordelia.
— Ti auguro una giornata serena, mia signora — disse, prendendole una mano fra le sue. La sua sintassi elaborata poteva suonare artificiosa, ma il sentimento nudo e crudo di quello sguardo vivace era sincero. Nello specchio dei tuoi occhi io mi vedo bella, pensò Cordelia con un senso di calore. Non c’è cristallo in questo mondo che mi rifletta così. D’ora in poi mi specchierò solo in te. Le sue mani erano asciutte e calde, di un calore gradito, un calore vivo, chiuse intorno alle sue fredde dita sensibili. Tua moglie. Questo le suonava giusto, autentico, rassicurante come lasciare la mano fra quelle di lui, e un po’ del peso di quel nuovo nome, Lady Cordelia Contessa Vorkosigan, le scivolò via dalle spalle.
Per un breve momento comprese quei tre uomini con un solo sguardo: Bothari, Koudelka e Vorkosigan, uno accanto all’altro. I feriti, uno, due e tre. Ed io, la Lady-ancella di ognuno. I sopravvissuti. Tutti loro avevano ricevuto ferite quasi mortali nell’ultima guerra, su Escobar: Kou nel corpo, Bothari nella mente, Vorkosigan nello spirito. La vita continua. Marcia o muori. Riusciremo a riprenderci del tutto, un giorno o l’altro? Poteva solo sperarlo.
