Quel colore, lo stesso della sua vecchia uniforme della Sorveglianza Astronomica Betana, ebbe il potere di rilassarle i nervi. Si passò una mano sui capelli rossi, divisi nel mezzo e tenuti discosti dal volto da due pettini smaltati, e li spostò dietro le spalle per lasciarli ricadere morbidamente lungo la schiena. Lo specchio le rimandava l’immagine di un volto pallido, dagli occhi grigi. Un naso un po’ ossuto, il mento di un filo troppo lungo, ma senza dubbio una faccia decente, buona per quel che serviva a lei.

Be’, se voleva apparire delicata e squisita non aveva che da mettersi a fianco del sergente Bothari. Il suo volto truce, legnoso, incombeva su di lei dall’altezza di due metri. Cordelia s’era sempre considerata alta, ma accanto a lui gli arrivava appena alla spalla. Aveva zigomi tagliati con l’accetta, naso a becco, e un’espressione sospettosa e vigile a cui il taglio di capelli militaresco dava qualcosa di criminale. Neppure l’elegante livrea di Casa Vorkosigan, marrone scuro con lo stemma del Conte ricamato in argento, riusciva a migliorare lo sgraziato aspetto di Bothari. Ma anche la sua è una faccia decente, buona per quel che serve a lui.

Un guardiano in livrea. Che razza di concetto. A cosa faceva la guardia? Alle nostre vite, alle nostre fortune. E alla nostra sacra onorabilità, per dirne un’altra. Cordelia gli rivolse un cordiale cenno del capo, nello specchio; poi uscì e gli tenne dietro nei meandri di Casa Vorkosigan.

Avrebbe dovuto imparare al più presto a muoversi nel complicato interno di quella residenza. Era imbarazzante accorgersi d’essersi persa in casa propria e dover chiedere la strada a una guardia o a un servo di passaggio. Nel mezzo della notte, con indosso soltanto un accappatoio.

Dopo alcune svolte giunsero alla sommità della larga scalinata circolare che s’incurvava graziosamente fino all’atrio pavimentato in piastrelle bianche e nere del pianterreno. I suoi passi leggeri seguivano quelli lunghi e misurati di Bothari. Le ampie dimensioni della gonna la facevano sentire come se, più che scendere, si stesse paracadutando inesorabilmente giù per quella spirale.



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