
Lois McMaster Bujold
CAPITOLO PRIMO
Ho paura. Di fronte alla finestra del salotto, al terzo piano di Casa Vorkosigan, Cordelia alzò una mano a scostare la tendina e guardò la strada inondata dal sole. La vettura da superficie lunga e argentea appena entrata dal cancello irto di punte metalliche stava rallentando sul vialetto, fra le siepi di piante importate dalla Terra, diretta alla corsia semicircolare che serviva il portico anteriore. Una vettura ufficiale. Quando lo sportello del compartimento passeggeri scivolò verso l’alto ne emerse un militare dal portamento rigido, in uniforme verde. Malgrado la sua miopia Cordelia non ebbe difficoltà a riconoscere il capitano Illyan, bruno e come al solito senza il berretto. L’uomo raggiunse il portico a lunghi passi e sparì alla vista. Suppongo che non ci sia bisogno di preoccuparsi, finché la Sicurezza Imperiale non viene a cercarti nel cuore della notte. Ma un residuo di quella paura rimase, freddamente sepolto nel suo stomaco. Perché sono venuta qui a Barrayar? Cosa ne ho fatto di me stessa, della mia vita?
Nel corridoio si avvicinarono passi di stivali pesanti. La porta del salotto si aprì; il sergente Bothari mise dentro la testa, e nel trovarla lì fece udire un grugnito soddisfatto. — Milady? È ora di andare.
— Grazie, sergente. — Cordelia lasciò ricadere la tendina e si volse a controllare un’ultima volta il suo aspetto nello specchio a muro sopra l’arcaico caminetto. Difficile credere che la gente bruciasse ancora sostanze vegetali per liberare chimicamente il loro contenuto energetico.
Sollevò il mento sopra il rigido colletto bianco della camicetta, sistemò meglio i polsini della sua blusa color bronzo e spazzolò via un immaginario granello di polvere dalla gonna pieghettata, lunga come si conveniva a una donna di classe Vor, anch’essa bronzea per intonarsi alla blusa.
