
«Non mi preoccuperei al tuo posto», disse mia madre. «C’è sempre lavoro nel tuo campo.»
«Non ce n’è affatto.» Specialmente per chi ha lavorato per E.E. Martin. Il fatto che avessi avuto, a suo tempo, uno stipendio fisso faceva sì che tutti mi evitassero come la peste. E.E. Martin non era stato prodigo con le bustarelle l’inverno prima, così qualcuno aveva rivelato i suoi legami con la mafia. Era stato incriminato per una serie di transazioni illegali e aveva dovuto vendere alla Baldicott. Benché non avessi alcuna colpa, venni coinvolta nel repulisti. «Sono disoccupata da sei mesi.»
«Sei mesi! E io non lo sapevo. Tua madre non sapeva che eri per strada.»
«Non sono per strada, ho avuto qualche impiego a termine. Come archivista e cose del genere.» Però scivolavo sempre più giù. Il mio nome figurava presso ogni ditta in cerca di personale nella zona di Trenton e leggevo religiosamente tutte le inserzioni. Non ero schizzinosa, ma il mio futuro non si presentava roseo. Ero troppo qualificata per un primo impiego e mancavo d’esperienza come manager.
Mio padre mise un’altra fetta d’arrosto nel piatto. Lui aveva lavorato per trent’anni alle poste e aveva optato per il prepensionamento. Ora guidava un taxi part-time.
«Ieri ho visto tuo cugino Vinnie», disse. «Sta cercando qualcuno che gli riordini lo schedario. Dovresti fare un salto da lui, o telefonargli.»
Proprio la carriera che speravo… un lavoro di archivio per Vinnie. Dei miei parenti era il meno simpatico. Vinnie era un verme, un maniaco sessuale, un bugiardo. «Quanto paga?» m’informai.
Papà si strinse nelle spalle. «Il minimo.»
Magnifico. Una posizione assai desiderabile per una che era già alla disperazione. Un principale disgustoso, uno sporco impiego, uno stipendio da fame. Le possibilità di compiangermi erano infinite.
