L’acqua le lambiva le cosce. Fu sul punto di cadere quando cercò di scansare un viticcio ondeggiante. Il suo vestito di pizzo era cosparso di foglie e rametti e imbrattato di fango.

— Perché non torni indietro? — gridò Trigger, in piedi accanto a Denver e me, agitando un pugno. — Non ti servirà a niente.

— Questo lo giudicherò io — gridò lei in risposta. La voce era aspra e sgradevole, e quello che probabilmente era stato una volta un viso grazioso ora si contorceva in una smorfia. Un alligatore stava nuotando verso di lei. Lei lo minacciò con un pugno, rischiando di perdere l’equilibrio. — Vattene di qui, viscida lucertola! — gridò. Il rettile si ricordò di affari urgenti dall’altra parte della palude e si affrettò a levarsi di mezzo.

Lei si arrampicò sulla sponda e rimase nella mota fino alle caviglie, respirando affannosamente. Era in uno stato pietoso, e oltre la rabbia ora vedevo affiorare anche la paura. Per un attimo le tremarono le labbra. Sperai che si sedesse; il solo guardarla mi sfiniva.

— Tu devi aiutarmi — disse semplicemente.

— Credimi, lo farei se potessi — disse Cathay.

— E allora dimmi il nome di qualcuno che possa farlo.

— Te l’ho detto, se lo Scambio Educativo non può aiutarti, certo non posso farlo io. Quelle poche persone che conosco che siano disponibili per un contratto sono elencate nello Scambio.

— Ma nessuno di loro è disponibile prima di tre anni.

— Lo so. C’è penuria.

— E allora aiutami — disse lei con aria infelice. — Aiutami.

Cathay si sfregò lentamente gli occhi con il pollice e l’indice, poi raddrizzò le spalle e si mise le mani sui fianchi.



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