— Te lo dirò un’altra volta. Qualcuno ti ha dato il mio nome e ti ha detto che ero disponibile per un contratto di istruzione di livello primario. Io…

— Lui! Lui ha detto che tu…

— Io non ho mai sentito parlare di questa persona — disse Cathay alzando la voce. — A giudicare da quello che mi stai facendo passare, lui ti ha dato il mio nome prendendolo dalle liste dell’Associazione Insegnanti, solo per liberarsi di te. Penso che anch’io potrei fare qualcosa di simile, ma francamente non credo di avere il diritto di assoggettare un altro insegnante al genere di abuso che vorresti da me. — Tacque, e per una volta anche lei non disse nulla.

— D’accordo — disse lui alla fine. — Sono davvero spiacente che l’uomo con cui avevi stipulato un contratto per l’educazione di tuo figlio se ne sia andato su Plutone. Da quello che mi dici, la sua decisione era perfettamente legale, anche se discutibile dal punto di vista etico. — Fece una smorfia al pensiero di un insegnante che se la svignava davanti ad un obbligo morale. — Tutto quello che posso dire è che tu avresti dovuto studiare attentamente il contratto, e avresti dovuto stipularne uno di attesa tre anni fa… oh, al diavolo, a che serve? Non ti aiuta. Hai tutta la mia comprensione, spero che tu creda almeno questo.

— Allora aiutami — sussurrò lei, e l’ultima parola si trasformò in un singhiozzo. Cominciò a piangere piano. Le spalle sussultavano e le lacrime scorrevano sulle guance, ma lei non distolse mai lo sguardo da Cathay.

— Non c’è nulla che io possa fare.

— Devi fare qualcosa.

— Ancora una volta: ho i miei obblighi. Tra un mese avrò adempiuto al mio contratto con la madre di Argus — fece un cenno verso di me, — e regredirò di nuovo a sette anni. Non capisci? Ho già un contratto intermedio. La bambina avrà sette anni tra pochi mesi. Ho stipulato il contratto per la sua educazione quattro anni fa. Non posso sottrarmi in alcun modo, legalmente o moralmente.



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