
«Sì, è un radar per scandagliare il terreno.»
«Bene, ma quello che mi vuol suggerire è…» Jack spinse nella parete l'unghia nera del pollice lasciandovi un piccolo segno. «Sta dicendo che c'è dell'altro?»
«C'è, eccome», confermò Maddox con tono grave. «Anzi ci sono. Ci sono altri quattro cadaveri.»
«Merda», esclamò Jack, massaggiandosi il collo.
«Hanno appena iniziato le operazioni di recupero.»
«Dove la trovo?»
«Alla zona industriale. Li portiamo a Devonshire Drive.»
«All'obitorio? A Greenwich?»
«Già. Krishnamurthi sta già esaminando il primo. Lavorerà tutta la notte per noi.»
«Bene. Sarò lì tra mezz'ora.»
Al piano di sopra, Veronica era in camera da letto, la porta chiusa. Jack si vestì nella stanza di Ewan, controllò un'altra volta i movimenti di Penderecki, al di là della ferrovia – nulla -, e, mentre si annodava la cravatta, fece capolino in camera.
«Hai ragione. Dobbiamo parlare. Quando torno…» S'interruppe.
Lei era seduta nel letto, le coperte fino al collo, e stringeva in mano un flacone di pillole.
«Che cos'è quella roba?»
Veronica lo guardò. Aveva gli occhi segnati, cupi. «Ibuprofene. Perché?»
«Che stai combinando?»
«Niente.»
«Che stai combinando, Veronica?»
«Ho di nuovo la gola gonfia.»
Jack rimase immobile, la cravatta tesa nella mano sinistra. «Hai la gola gonfia?»
«Già.»
«Da quando?»
«Non lo so.»
«Be', lo è o non lo è.»
Lei borbottò qualcosa, aprì il flacone e, scuotendolo, fece cadere due pillole sulla mano, poi lo guardò. «Vai in qualche bel posto?»
«Perché non mi hai detto che avevi la gola gonfia? Non dovresti fare gli esami?»
«Non preoccuparti. Tu hai cose molto più importanti cui pensare.»
«Veronica…»
«Che c'è ancora?»
Lui rimase in silenzio per qualche istante. «Niente», rispose infine, annodandosi la cravatta e voltandosi in direzione delle scale.
