«Stai scherzando?»

«Be', io…» rispose Veronica, stendendo un tovagliolo sulle ginocchia. «Penso che sarebbe carino.»

«No», replicò Jack, sedendosi. «Il vestito mi serve. Il caso è aperto.»

Forza, Veronica, chiedimi del caso, dimostra un interesse per qualcosa che non sia il mio guardaroba o le mie tovaglie.

Lei invece prese a riempirgli il piatto di patate. «Ma hai più di un vestito, no? Papà ti ha mandato quello grigio.»

«Gli altri sono in tintoria.»

«Oh, Jack, avresti dovuto dirmelo. Sarei passata a prenderli.»

«Veronica…»

«Va bene», tagliò corto lei, sollevando una mano. «Scusami, non ne parliamo più…» Poi s'interruppe. Nell'atrio squillò il telefono. «Mi chiedo chi sia», commentò, infilzando una patata. «Come se non lo immaginassi…»

Jack posò il bicchiere e scostò la sedia.

«Cristo», sospirò Veronica, esasperata, posando la forchetta. «Hanno proprio un sesto senso. Non puoi lasciarlo suonare?»

«No.»

Nell'atrio, Jack sollevò il ricevitore. «Sì?»

«Non dirmelo. Stavi dormendo.»

«No, non è così.»

«Mi spiace…»

«Che c'è?»

«Il capo ha autorizzato l'invio di alcune apparecchiature. Uno della squadra ha trovato qualcosa.»

«Apparecchiature?»

«Un GPR.»

«GPR? Questo…» Jack s'interruppe. Veronica lo superò e, con aria sdegnosa, salì le scale, chiudendosi la porta della camera alle spalle. Lui rimase nell'angusto atrio a fissarla, una mano appoggiata alla parete.

«Sei ancora lì, Jack?»

«Sì, mi scusi. Cosa stava dicendo? Il GPR serve per scandagliare il terreno…»



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