
«Giusto.»
«Bene. Ora veniamo a te…» proseguì, raddrizzandosi. «Che mi dici? Pensi di essere pronto?»
«No, merda.» Jack sbatté la portiera, estrasse il distintivo dalla tasca e si strinse nelle spalle. «È ovvio che non lo sono. Quando mai lo sarò?»
Si diressero verso l'entrata, seguendo la recinzione perimetrale. L'unica luce era quella fievole, giallo sodio, dei radi lampioni, accompagnata di tanto in tanto dai flash bianchi della Scientifica, che rischiaravano per pochi istanti quello squallore. A nord, a un chilometro e mezzo, si stagliava imponente il Millennium Dome, tutto illuminato, con le luci rosse di segnalazione per gli aerei che si accendevano a intermittenza sullo sfondo stellato.
«L'hanno messa in un sacco per l'immondizia o qualcosa del genere», spiegò Maddox. «Ma laggiù è così buio che il primo attendente non ne è sicuro… È il suo primo caso, e lui arde di sacro fuoco.» Poi, con un brusco cenno del capo, indicò un gruppo di auto. «La vedi la Mercedes?»
«Sì», rispose Jack senza muoversi. Un uomo dalle spalle larghe, che indossava un cappotto color cammello, sedeva ingobbito sul sedile anteriore e parlava con un agente del CID,
«È il proprietario. Si stanno dando un gran daffare qui, per risistemare tutto. Per la storia del nuovo millennio. Dice che la scorsa settimana ha ordinato a una squadra di ripulire il posto. Con tutti quei macchinari hanno probabilmente smosso la tomba senza saperlo, e poi a mezzanotte…» Tacque per un istante. Erano giunti al cancello, dove mostrarono i distintivi e si fecero riconoscere. Quindi si chinarono per oltrepassare il nastro che delimitava la scena del delitto. «E poi, a mezzanotte», riprese, «tre uomini che stavano armeggiando con un bidone di Evostick l'hanno trovata. Adesso sono giù, alla stazione. La responsabile ci dirà di più. L'ha già vista.»
