
Sette giorni di servizio, una reperibilità di ventiquattr'ore, varie notti insonni, e poi subito un caso, senza nemmeno il tempo di prendere fiato. Non avrebbe potuto dare il meglio di sé.
Inoltre quel caso sembrava parecchio complesso.
Non erano solo il luogo e l'assenza di testimoni a renderlo oscuro: alla luce del mattino avevano visto i segni neri, ulcerati, lasciati dagli aghi.
L'assassino aveva fatto qualcosa al seno della vittima… qualcosa cui Jack non volle nemmeno pensare, mentre si trovava nel bagno piastrellato di bianco. Si tamponò i capelli con un asciugamano e scosse la testa per far uscire l'acqua dalle orecchie. Smettila di pensarci, ora. Non ammattire. Maddox aveva ragione, doveva riposare.
Era in cucina, intento a versarsi un Glenmorangie, quando suonò il campanello.
«Sono io», esclamò Veronica, attraverso la buca delle lettere. «Ti avrei chiamato, ma ho lasciato il portatile a casa.»
Jack aprì la porta. Lei indossava un tailleur di lino color crema e, tra i capelli, portava un paio di occhiali da sole di Armani. Ammucchiati per terra, accanto ai piedi, i sacchetti di diverse boutique di Chelsea. La sua Tigra decappottabile color rosso fuoco era parcheggiata dietro il cancello del giardino, illuminata dal pallido sole serale. Lui notò che teneva in mano la chiave della porta d'ingresso, come se fosse stata sul punto di entrare.
«Ciao, uomo sexy», esclamò Veronica, avvicinandosi per baciarlo.
Lui la baciò, e sentì il sapore del rossetto e dello spray per l'alito al mentolo.
«Hmm!» Veronica gli bloccò il polso e arretrò, notando l'abbronzatura, i jeans, i piedi nudi. E la bottiglia di whisky che gli penzolava tra le dita. «Giornata di relax, o sbaglio?»
