
«Ero in giardino.»
«A osservare Penderecki?»
«Pensi che non possa andare in giardino senza osservare Penderecki?»
«Certo che lo penso.» Veronica stava per scoppiare a ridere quando vide la faccia di Jack. «Oh, dai. Sto scherzando… Tieni.» Prese un sacchetto e glielo porse. «Ho fatto la spesa: gamberetti, aneto fresco, coriandolo fresco e, oh, il miglior moscato. E questo…» Sollevò una scatola verde scuro. «… da papà e da me.» Alzò una lunga gamba, come un uccello esotico, e posò la scatola sul ginocchio per aprirla. In mezzo al tessuto stampato spiccava un giubbotto di pelle marrone. «Una delle linee di prodotti che importiamo.»
«Ho già un giubbotto di pelle.»
«Oh.» Il sorriso di lei svanì. «Oh, va bene. Non c'è problema.» Richiuse la scatola. Rimasero entrambi in silenzio per qualche istante. Poi Veronica mormorò: «Posso restituirlo».
«No», disse Jack, provando subito un senso di vergogna. «Non farlo.»
«Davvero, posso cambiarlo.»
«No, sul serio, dammelo.»
Quello, pensò lui mentre chiudeva la porta con un ginocchio e la seguiva in casa, era il tipico modo di fare di Veronica. Gli faceva una proposta potenzialmente capace di sconvolgergli la vita, lui la rifiutava, allora lei spingeva in avanti il labbro inferiore e si stringeva nelle spalle: a quel punto, lui si sentiva immediatamente colpevole, si gettava ai suoi piedi e capitolava. Per via di quello che le era successo. Semplice ma efficace, Veronica. In sei mesi soltanto, la sua casa confortevole si era trasformata in un ambiente estraneo, pieno zeppo di piante aromatiche e di aggeggi vari; il suo armadio, poi, era ormai colmo di abiti che non avrebbe mai indossato: vestiti firmati, giubbotti cuciti a mano, cravatte di seta… Tutti omaggi della ditta d'importazioni del padre, in Goodge Street.
