
«Ti ringrazio. Horst. Lo zio Garrow ne sarà felice.»
Horst ridacchiò sotto i baffi. «Non devi ringraziarmi. Volevo farlo da tempo. Sloan è un arrogante che gode nel provocare la gente; gli ci voleva tuia bella umiliazione. Katrina ha sentito che cosa stava succedendo ed è venuta a chiamarmi. A quanto pare sono arrivato appena in tempo... voi due sembravate lì lì per venire alle mani. Purtroppo, temo che da ora in poi non vorrà più avere a che fare con te o con qualcuno della tua famiglia, anche se vi presenterete con i soldi.» «Ma perché è sbottato così? Non siamo mai stati in rapporti amichevoli, ma ha sempre accettato il nostro denaro. E non l'ho mai visto trattare Katrina in quel modo» disse Eragon, aprendo lo zaino. Horst si strinse nelle spalle. «Chiedi a tuo zio. Lui ne sa molto più di me su questa faccenda.» Eragon mise la carne nello zaino. «Be', allora ho una ragione in più per correre a casa: devo risolvere il mistero. Tieni, questa ti spetta di diritto.» E porse la pietra a Horst.
Horst sorrise. «No, tienila tu, questa strana pietra. E per ripagarmi... Albriech ha deciso di partire per Feinster in primavera. Vuole diventare mastro ferraio, e io avrò bisogno di un assistente. Potrai venire a lavorare da me per saldare il debito nei tuoi giorni liberi.»
Entusiasta, Eragon accennò un inchino. Horst aveva due figli. Albriech e Baldor, e lavoravano entrambi nella sua fucina. Prendere il posto di uno dei due era una generosa offerta. «Allora grazie di nuovo! Non vedo l'ora di lavorare per te.» Era contento di avere la possibilità di rimborsare Horst. Suo zio non avrebbe mai accettato l'elemosina. A quel punto Eragon si ricordò di quello che suo cugino gli aveva detto prima che partisse per la caccia.
