
Senza dire una parola, Eragon scrutò il resto dei cadaveri. Avrebbe dato qualsiasi cosa per trovarsi da un'altra parte. Saphira annusò uno degli Urgali e disse: Non sarebbe dovuto accadere. È una sciagura terrìbile, ancora più nefasta perché è capitata quando avremmo dovuto sentirci sicuri e vittoriosi. Esaminò un altro corpo, poi volse la testa da un lato e dall'altro. Che fine hanno fatto Murtagh e i Gemelli? Fra i morti non ci sono.
Eragon passò in rassegna i cadaveri. Hai ragione! Pervaso da un'improvvisa euforia, corse verso l'imboccatura del tunnel. Negli avvallamenti consumati dei gradini di marmo rilucevano, simili a tanti specchi neri, pozze di sangue denso, come se qualcuno avesse trascinato dei corpi feriti sulle scale. Devono averli presi gli Urgali! Ma perché? Di solito non fanno prigionieri né ostaggi. Eragon ripiombò nella più cupa disperazione. Non importa. Non possiamo inseguirli senza rinforzi, e comunque tu non riusciresti mai a passare per quel varco.
Potrebbero essere ancora vivi. Hai intenzione di abbandonarli?
Cosa ti aspetti che faccia? I tunnel dei nani sono un labirinto sconfinato! Di sicuro mi perderei. E non posso inseguire gli Urgali a piedi, anche se forse Arya ne sarebbe capace.
Allora chiedilo a lei.
Arya! Eragon esitò, combattuto fra il desiderio di agire e il rifiuto di metterla in pericolo.
