
«Vorresti inseguirli?»
Lei lo guardò per un lunghissimo istante. «Wiol ono.» Per te. Poi si slanciò verso il tunnel; e la lama della sua spada brillò un'ultima volta prima di venire inghiottita nelle viscere della terra.
Fremente d'inutile rabbia, Eragon si sedette a gambe incrociate accanto ad Ajihad per vegliare il cadavere. Non riusciva ancora ad accettare il fatto che Ajihad fosse morto e Murtagh scomparso. Murtagh. Figlio di uno dei Rinnegati - i tredici Cavalieri che avevano aiutato Galbatorix a distruggere l'ordine e ad autoproclamarsi re di Alagaésia e amico di Eragon. Più di una volta Eragon aveva desiderato che Murtagh se ne andasse, ma adesso che non c'era, la sua assenza gli lasciava un vuoto inatteso. Continuò a restare seduto, mentre Orik arrivava con gli uomini.
Non appena vide Ajihad, Orik pestò i piedi con foga e imprecò nella lingua dei nani, roteando l'ascia per poi abbatterla sulla carcassa di un Urgali. Gli uomini rimasero impietriti. Torcendosi le mani callose e sporche di terra, il nano borbottò: «Ah, vedrai adesso che vespaio si solleverà. Non ci sarà pace fra i Varden dopo questa sciagura. Barzuln, qui le cose si complicano. Hai fatto in tempo ad ascoltare le sue ultime parole?»
Eragon scoccò un'occhiata a Saphira. «Aspetterò di trovarmi di fronte alla persona giusta prima di ripeterle.» «Capisco. Dov'è Arya?»
Eragon indicò il tunnel.
Orik imprecò di nuovo, poi scrollò la testa e si accovacciò.
Jòrmundur arrivò poco dopo con dodici plotoni da sei uomini ciascuno. Indicò loro di attendere fuori dal cerchio di cadaveri e proseguì da solo. Toccò la spalla di Ajihad.
