
Eragon annuì. Avrebbe voluto liberare subito gli schiavi, ma quel gesto avrebbe messo in allarme i loro nemici. E se i Ra'zac fossero venuti a prendersi la cena, lui e Saphira non sarebbero potuti intervenire comunque. Una battaglia in campo aperto fra un drago e i Lethrblaka avrebbe attirato l'attenzione di ogni uomo, donna e bambino nel raggio di molte leghe. Ed Eragon non credeva che lui, Saphira o Roran sarebbero sopravvissuti se Galbatorix avesse saputo che si trovavano da soli entro i confini del suo impero.
Distolse lo sguardo dai due derelitti. Per il loro bene, spero che i Ra'zac si trovino all'altro capo di Alagaësia o che almeno stanotte non abbiano fame.
Dopo essersi scambiati un tacito cenno, Eragon e Roran cominciarono a strisciare all'indietro dal crinale della duna dove si erano nascosti. Una volta in fondo, si alzarono, si volsero e si misero a correre tenendosi il più chini possibile, tra due file di colline. La leggera depressione si fece sempre più profonda, fino a diventare una stretta gola scavata dalle inondazioni, fiancheggiata da lastre di ardesia.
Mentre procedevano a zigzag fra gli alberi di ginepro che costellavano la gola, Eragon alzò lo sguardo e, tra il folto degli aghi, intravide le prime costellazioni brillare nel cielo notturno, fredde e affilate come schegge di ghiaccio su un drappo di velluto. Poi tornò a guardare il terreno per non inciampare e continuò a correre con Roran verso il loro bivacco più a sud.
INTORNO AL FALÒ
