«Non ne sono del tutto sicuro, perché siamo molto lontani dall'Helgrind e non ho mai toccato la sua mente prima, ma credo che si trovi in quel picco remoto, segregata da qualche parte proprio vicino alla cima.»

«Sta male? È ferita? Maledizione, Eragon, non mi nascondere niente. Le hanno fatto del male?»

«Al momento non soffre. Più di questo non posso dire, perché ci è voluta tutta la mia forza per individuare appena il bagliore della sua coscienza; non sono riuscito a comunicare con lei.» Eragon evitò di dire che aveva percepito anche una seconda persona, sulla cui identità nutriva qualche sospetto e la cui presenza, se confermata, lo preoccupava moltissimo. «Quello che non ho trovato sono i Ra'zac e i Lethrblaka. Può darsi che i Ra'zac mi siano sfuggiti, ma i genitori sono così enormi che la loro energia vitale dovrebbe risplendere con la forza di mille lanterne, come accade con Saphira. A parte Katrina e qualche altro puntino di luce, l'Helgrind è invece nero come un pozzo senza fondo.»

Roran aggrottò la fronte, strinse i pugni e fissò torvo la montagna rocciosa, che cominciava a confondersi con le ombre violacee del crepuscolo. Con voce bassa e atona, come se stesse parlando da solo, disse: «Tanto non ha importanza se hai ragione o se ti sbagli.»

«Come mai?»

«Stanotte non attaccheremo comunque: la notte è il momento in cui i Ra'zac sono più forti, e se per caso si trovano da queste parti, sarebbe da stupidi affrontarli mentre siamo in svantaggio. Giusto?»

«Giusto.»

«Perciò aspettiamo l'alba.» Roran indicò gli schiavi incatenati all'altare insanguinato. «Se allora quei poveri disgraziati saranno scomparsi, sapremo che i Ra'zac sono qui e proseguiremo col nostro piano.



17 из 808