Invano: le due donne si erano opposte con veemenza a quello che Nasuada aveva definito "un piano sconsiderato che avrà conseguenze catastrofiche per tutta Alagaësia se per caso qualcosa va storto!"

L'accalorata discussione era proseguita così a lungo che alla fine Saphira era intervenuta con un ruggito da scuotere le pareti della tenda del comandante. Poi aveva detto: Sono stanca e indolenzita, ed Eragon non riesce a spiegarsi come dovrebbe. Abbiamo cose ben più importanti da fare che non stare qui a gracchiare come cornacchie, giusto?... Bene, ora statemi a sentire.

Era difficile, rifletté Eragon, discutere con un drago.

I dettagli del discorso di Saphira erano complessi, ma la struttura del suo intervento fu sincera e diretta. Saphira sosteneva Eragon perché comprendeva quanto significasse per lui quella missione, e dal canto suo Eragon sosteneva Roran per affetto e senso del dovere, e perché sapeva che il cugino avrebbe tentato di liberare Katrina con o senza di lui, e che Roran non sarebbe mai stato capace di sconfiggere i Ra'zac da solo. Per giunta, finché l'Impero avesse tenuto Katrina prigioniera, Roran e di conseguenza Eragon sarebbero stati vulnerabili alle manipolazioni di Galbatorix. Se l'usurpatore avesse minacciato di uccidere Katrina, Roran non avrebbe avuto altra scelta se non cedere ai suoi ricatti.

Sarebbe stato preferibile, quindi, ricucire questa breccia nelle loro difese prima che i nemici avessero modo di sfruttarla.

Quanto al momento, era perfetto. Né Galbatorix né i Ra'zac si sarebbero aspettati un'incursione nel cuore dell'Impero quando i Varden erano impegnati a combattere le truppe imperiali ai confini del Surda.



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